Lettera di gennaio 2016 – L’umiltà nella ricerca

The Holy Night by Carlo Maratta

Cari studenti universitari,

siamo entrati da poco nel 2016, Anno del Giubileo straordinario della Misericordia.

Nel primo giorno del Nuovo Anno la Chiesa ci ha ricondotti alla Grotta di Betlemme per riflettere sulla maternità divina di Maria che sintetizza il mistero del Natale e ci rivela il vero volto della misericordia di Dio, Gesù Bambino.

Pensando a Gesù Bambino, stretto nelle braccia di Maria e di Giuseppe, ricordavo un’affermazione filosofica che avevo imparato negli anni del Liceo: “Tutto ciò che è reale è razionale e tutto ciò che è razionale è reale”.

Come sempre avevo imparato e ripetuto alle interrogazioni. Ma quanta perplessità!

Quel Bambino, che piange, che sorride, che non dorme la notte, come tutti i bambini, ci ridimensiona! Sì, la mente può pensare tutto e il contrario di tutto, ma la realtà è un’altra cosa.

Noi pensiamo che il razionale è reale, ma anche il pensiero delirante lo è!

Quel Bambino ci ridimensiona!

Come posso iniziare a ridimensionarmi per evitare di cadere nella trappola del pensiero delirante?

Io ho scelto di seguire la strada del “mihi videtur ut”, “a me sembra che”.

E’ la via del ridimensionamento del nostro io per aprirsi alla realtà nella sua pienezza.

Ecco il passaggio da compiere: dall’“Io dico”, al “mihi videtur ut”.

Molti saranno sorpresi. Ma come può un credente rinunciare all’“Io dico”? Deve rinunciare alla sua certezza di fede?

Cari amici, qui c’è la grandezza dell’essere cattolico!

Incontrare Gesù Bambino significa essere ripieni della “grazia” e della “verità” (Gv. 1, 17) che non vengono da noi, ma ci sono donate e noi possiamo scoprirle e accoglierle.

Solo chi è pieno della grazia e della verità può dire: “Mihi videtur ut” , perché anche chi ti ascolta può fare la tua stessa esperienza.

Mihi videtur ut, a me sembra, provaci anche tu e vedrai!

“Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?” esclamò Natanaele a Filippo. E Filippo gli rispose: “vieni e vedi” (Gv, 1, 44).

Cari amici,

liberiamoci dall’arroganza di pensare di poter possedere tutto il reale o, peggio ancora, di essere noi il fondamento del reale, specialmente se si tratta di cose religiose o sociali.

Nella mia vita ho incontrato molte persone arroganti e presuntuose. E tutte, purtroppo, fondavano tali atteggiamenti nella pretesa conoscenza della religiosità e del sociale. Per loro tutto era chiaro.

Ognuno di noi è libero di pensare quello che vuole. Il problema quando nasce?

Quando si vuole dialogare o proporre agli altri le proprie convinzioni. Allora chi possiede tutto e si ritiene il fondamento di ciò che dice, o al contrario ritiene impossibile conoscere la realtà,  deve necessariamente introdurre il suo discorso con “io dico”.

Quando invece hai scoperto che la grazia e la verità non sono tue, ma sono davanti a te, come quel Bambino che è nella Grotta di Betlemme, allora con umiltà puoi iniziare il tuo discorso con “Mihi videtur ut”.

“A me sembra che”. Ora tocca a te verificare e fare la mia stessa esperienza.

Cari amici,

la vera misericordia di Dio è averci liberati dal dover essere noi il fondamento della grazia e della verità. Solo così possiamo gioire di ciò che abbiamo ricevuto e del fatto che anche gli altri sperimentino la stessa gioia.

Ecco il motivo perché misericordia è sinonimo di umiltà.

Dio è misericordioso perché è umile. Non si impone, ma ci sollecita e ci aspetta.

È lì nella Grotta, nel Tabernacolo, nel fratello…. è davanti a te ma anziché imporsi con l’evidenza, si fa cercare affinché tu, non potendolo mai possedere, possa solo amarlo e servirlo.

Mihi videtur ut”: è lo stile di chi vuole umilmente servire la verità.

Mi auguro che anche tu possa essere tra gli umili cercatori della verità  che, una volta scoperta, non si lasciano travolgere dalla notorietà, dalla pubblicità, ma restano nel silenzio per proseguire nella ricerca.

Il mondo ha bisogno di uomini e donne che hanno nel cuore e sulle labbra questa meravigliosa introduzione del proprio dire: mihi videtur ut!

È l’espressione di chi sa che prima di te e dopo di te la storia proseguirà. A te il compito di portare il testimone della lunga staffetta della storia.Gesù Bambino ti affida questo testimone: non perderlo o non farlo cadere lungo la corsa, perché si creerebbe un grande vuoto. Torna alla Grotta di Betlemme e rinnova a Gesù la tua disponibilità ad essere testimone della grazia e della verità. E’ un dono per te e per tutti gli amici che ti incontreranno.

Corriamo insieme nel 2016 la staffetta dell’umiltà per rinnovare il mondo!

Buon Anno.

Vostro

+ Lorenzo Leuzzi

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